
CASTELVOLTURNO - L’obiettivo è piuttosto ambizioso: far conoscere l’Africa, le sue vicissitudini, le tribolazioni delle sue prole attraverso i viaggi della speranza.
Viaggi che spesso si trasmodano in tragedie umane nelle tiepide onde del Mediterraneo le cui acque vengono frequentemente lastricate di carne macera, appartenente a giovani di color ebano. Senza nome. Senza nessuno per piangerli. Senza nessuno per ricordarli.
Quella della troupe teatrale dell’associazione “Jerry Masslo”, da vent’anni in trincea nella tutela degli immigrati del Litorale Domizio, in provincia di Caserta, è insieme una scommessa e una sfida. Una difficile scommessa da rilevare con la poesia, il canto, la musica e la danza. Quattro elementi magistralmente abbinati che formano la colonna portante dello spettacolo “Klan Destini”.
«L’idea di fondo- spiega Renato Natale, presidente dell’associazione di volontariato Jerry Essan Masslo – è di presentare un’Africa alle prese con sé stessa, un continente le cui energie migliori tergiversano tra il desiderio di scappare verso l’incognito, l’umiliazione e la frustrazione e il desiderio di restare nella propria terra».
La peregrinazione virtuale ideata e messa in scena da Salvatore Nappa, autore e regista dello spettacolo, parte dall’insostenibile situazione dei contesti di origine dei tanti migranti di colore che bussano quotidianamente alle porte del ricco e opulente Occidente. Porta poi lo spettatore nei meandri del traffico di esseri umani: mercanti d’illusioni e speculatori senza scrupoli, che lucrano sulla miseria di poveri disgraziati accomunati dalla voglia di non rassegnarsi dinanzi alle vessazioni e la negazione di opportunità nella propria terra natia.
«Con Klan Destini- spiega il regista Nappa- abbiamo cercato di uscire dai luoghi comuni che vogliono che ci si susciti solo finta compassione riguardo i drammi dell’Africa e dell’immigrazione. E’ un nostro modo di urlare alle coscienze che non si può rimanere indifferenti davanti al dramma di milioni di bambini, donne e uomini ridotti alla miseria più abietta che cercano disperatamente di fuggire a una morte insidiosa, lenta e orribile: quella causata dalla fame».
Una razza a rischio di estinzione, quella nera, se non verrà fatto nulla per porre rimedio alla tragedia mentre i protagonisti del processo di rinascita africana dovranno essere anzitutto loro: gli africani. Non a caso un verso di poesia, tra quelle recitate, esorta, impetuoso: “Africa, alza la testa, grida forte la tua rabbia, non nascondere il tuo dolore!”.
“Klan Destini- continua il regista Nappa- s’iscrive in una dialettica di autentico divertimento senza tralasciare la necessità di stimolare l’empatia dello spettatore nel capire il dramma degli immigrati che, a nostri occhi, sono soltanto, nella miglior ipotesi, delle braccia e dei corpi da sfruttare, quando non sono semplicemente da cacciare».
Lo stile adottato attinge nella poesia e nella narrazione favolistica africana, ricca della sua antica tradizione orale. Il tutto colorato da un vivo tappeto musicale che cristallizza melodie etniche e cadenze popolari italiane.
Al ritmo frenetico del Djembè, quello più languido del Luth e del Didjeridù e di altri strumenti tipici, insieme a quelli tradizionali come la chitarra classica o il sassofono, uniti in una straordinaria armonia acustica, ci si immedesima in una atmosfera di garantito effetto esotico. Segno distintivo dello spettacolo è la presenza sul palco di persone di varie origini: italiani, nigeriani, tunisini, ghanesi, beninesi, camerunesi.
«L’intento nostro- sottolinea Salvatore Nappa- è quella di dare un segnale, seppur piccolo, che si può stare, lavorare, vivere insieme con le nostre differenze anziché stigmatizzarle».
Klan Destini rientra nelle attività di sensibilizzazione sui temi dell’immigrazione attuate dall’associazione di volontariato Jerry Masslo, volte a intaccare il muro di pregiudizi e la relativa diffidenza che ne deriva nei confronti di donne e uomini di stirpe straniera presenti in Italia. Oggi più che mai.
Jean Renè Bilongo
