GIUGLIANO - Un muro di cemento, lungo 450 metri, alto quasi 3, per "proteggere" la zona industriale e separarla dai confinanti accampamenti dei rom:
non è una misura di stampo razzista, assicurano i promotori dell'iniziativa anche se «con la realizzazione del muro di cemento si scoraggiano i rom che vivevano prima nell'area industriale» e ai quali venivano addebitati «furti d'acqua con la deviazione di tubature, la manomissione delle cabine elettriche e la continua devastazione delle linee telefoniche per rubare il rame».
L'iniziativa è del Cig, il Consorzio presieduto dall'imprenditore Angelo Punzi e che raccoglie 45 aziende dei settori dell'elettronica, della farmaceutica e dell'abbigliamento. «Il muro - spiegano i promotori - non è sicuramente la soluzione ai problemi derivati dalla difficile convivenza con la comunità rom che per oltre trent'anni ha "sopravvissuto" inglobata nel polo industriale di Giugliano con tutte le problematiche connesse ad una promiscuità forzata».
Dopo lo spostamento dei rom, nell'aprile scorso, la situazione, sostengono al consorzio sembra migliorata. Punzi, comunque, sottolinea che quello realizzato «non è un muro, ma un normale sistema di recinzione posto a tutela dell'area industriale, come in altre zone analoghe, e sensori antintrusione. E non diciamo certo che tutti gli atti sono stati compiuti dai rom perchè ci potrebbero essere altri che si "nascondono" dietro questo alibi». Per l'imprenditore il muro è «solamente di un tassello di un progetto che tende a rilanciare quest'area industriale. Quando ci siamo insediati abbiamo trovato un degrado notevolissimo. Abbiamo fatto sforzi notevoli per avviare un progetto di qualificazione. Oggi, nei viali di ingresso, ci sono i fiori: chi conosce quale era lo stato dell'area sa che è un risultato addirittura straordinario».



