ROMA - «Noi abbiamo un accordo bilaterale con una trentina di Paesi. E allora, cosa vuol dire? Forse che l'Italia, sulla base di un accordo bilaterale, deve andare a occuparsi di ciò che accade in ciascuno di questi trenta Paesi nel mondo?».
Sono queste le parole del titolare del Viminale che continua: «L'accordo con la Libia ha la stessa base giuridica e gli stessi contenuti degli altri accordi firmati recentemente, ad esempio con il Niger, con il Ghana e presto anche con il Senegal: non esiste alcuna equivalenza tra la firma di un accordo bilaterale in tema di sicurezza e di lotta al terrorismo e la pretesa di dover andare ovunque succeda qualcosa. È una tesi che non esiste al mondo».
Per il ministro dell'Interno, invece, «diverso è il discorso sul fatto che la Libia è un Paese vicino a noi e che, visto quel che è successo, si chieda al governo italiano di svolgere un'azione diplomatica per intervenire in quella situazione. Se questo è il presupposto, io non ho obiezioni in merito. Ma ritengo che, meglio dell'Italia, questa azione dovrebbe essere svolta dall'Unione Europea e dalla Commissione Ue, che dovrebbe avere un tipo di attenzione che finora non ha avuto».



