ROMA - Respingendo i migranti in mare e costringendoli a tornare in Libia, l'Italia ha violato il principio del 'non refoulement' (non respingimento) contenuto nella Convenzione europea sui diritti umani.
Lo rileva - secondo quanto si apprende - il rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura (Cpt) del Consiglio d'Europa realizzato dopo una visita in Italia dal 27 al 31 luglio scorso e che sarà ufficialmente presentato mercoledì prossimo a Strasburgo.
L'Italia, sottolinea il Cpt, è tenuta a rispettare il principio del 'non refoulement' ovunque essa eserciti la sua giurisdizione: ciò include le imbarcazioni ed il personale impegnati nella protezione dei confini o nel salvataggio in mare, anche quando questi operino al di fuori del territorio nazionale.
Inoltre, prosegue il Comitato, «a tutte le persone che rientrano nella giurisdizione italiana dovrebbe essere concesso un'appropriata opportunità di cercare protezione internazionale». Cosa, sostiene il rapporto, che non è avvenuta in occasione dei migranti respinti verso la Libia a partire dal maggio 2009. Una posizione, quella del Consiglio d'Europa, simile a quella sostenuta dalla procura di Siracusa che giovedì scorso ha disposto il giudizio per concorso in violenza privata del direttore della direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle Frontiere del ministero dell'Interno, Rodolfo Ronconi e del generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini in seguito ad un respingimento nei confronti di 75 immigrati che tra il 29 e il 31 agosto del 2009 furono intercettati da unità navali della guardia di finanza al largo di Portopalo di Capo Passero e che furono riportati in Libia su una nave della Gdf.



