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Cassazione: Clandestini vanno espulsi anche con figli che vanno a scuola

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ROMA - Un immigrato irregolare deve essere espulso anche se ha figli minori che frequentano la scuola in Italia, perché l'esigenza di legalità delle frontiere è più importante di quella del diritto allo studio.

Lo ha deciso, ieri, la Corte di Cassazione, riferiscono fonti giudiziarie, rovesciando di fatto una propria precedente sentenza sull'argomento.
Con la sentenza 5856 la Suprema Corte ha respinto il ricorso di un immigrato albanese irregolare che vive in provincia di Varese con due figli minori, e la cui moglie - in attesa di cittadinanza italiana - aspetta un terzo figlio. L'uomo aveva chiesto di poter restare in Italia per l'esigenza educativa dei figli.

«Duole veramente che sul piano culturale e giuridico si sia fatto un così netto e negativo passo indietro». Così il sindaco di Napoli Rosa Iervolino Russo commenta la decisione della Cassazione in merito alla vicenda del rimpatrio del padre albanese. «Quando, nel 1989, è stata firmata a New York, alla presenza di oltre cento Capi di Stato e di Governo, la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, si affermò solennemente che cominciava una nuova epoca - spiega la Iervolino - perchè da allora in poi i diritti e gli interessi del bambino avrebbero avuto priorità assoluta. In tal senso, infatti, va l'articolo 3 della Convenzione, ma non possiamo dimenticare l'articolo 28 che, nel parlare del diritto all'educazione, fissa dei principi molto analitici e precisi: scuole aperte ed accessibili ad ogni bambino, insegnamento primario obbligatorio e gratuito per tutti, impegno degli Stati firmatari per promuovere la regolarità alla frequenza scolastica. Se poi a queste norme si aggiungono quelle relative al diritto del bambino ad essere allevato dai propri genitori e a non essere separato da essi (articoli 7 e 9), non si comprende la logica che ha portato al giudizio emesso ieri dalla Corte di Cassazione».
«La Convenzione di New York è stata ratificata dal nostro Parlamento ed è quindi vincolante - conclude il primo cittadino - e ricordando il grande movimento culturale e di opinione, pensiamo anche all'impegno dell'UNICEF, che ha portato alla firma di quel trattato, duole veramente che sul piano culturale e giuridico sia stato compiuto un così netto e negativo passo indietro».

«La Cassazione ha stabilito che l'irregolare, anche con figlio a scuola, debba andarsene. C'è chi grida alla crudeltà. Invece no. Si è solo ristabilita la norma». Ha dichiarato alla Spezia - a margine di un incontro - il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli.
«Fino ad oggi - ha aggiunto - per una precedente sentenza, dovevano essere accolti a scuola i figli degli immigrati irregolari. È cinico pensare che si vogliano perdere i bambini: ma quando si era detto che i figli degli irregolari dovevano andare a scuola, si è creata un'ingiustizia. I servizi li diamo in funzione delle tasse che si pagano, non possiamo regalarli a chi viene, e magari si prende poi i soldi in nero. Abbiamo digerito la sanatoria sulle badanti, ma non c'è tutta questa voglia di emersione».
«Agli immigrati irregolari - ha concluso il ministro - dico: dovevi pensarci prima di prendere la moglie e venire qui. Tornatene da dove sei venuto. Non possiamo farci carico di tutte le povertà del sud del mondo solo perchè siamo affacciati sul mare. Ci pensi l'Europa, ci pensi il mondo, non noi».

«Il ministro Calderoli, forse nell'enfasi di semplificare tutto, ignora che esistono trattati e convenzioni internazionali che impongono la difesa dei diritti fondamentali dei minori ai quali è grave che si pensi di poter soprassedere. Tutto il resto è la solita propaganda. In ogni caso poi l'umanità nei confronti dei bambini dovrebbe prevalere su tutto». In netto disaccordo con le affermazioni del ministro è la collega di maggioranza Alessandra Mussolini, parlamentare appunto del Pdl e presidente della commissione parlamentare per l'Infanzia e l'Adolescenza.

«Spero che la sentenza della Cassazione sugli immigrati venga applicata con equilibrio». E' quanto auspica il leader dell' Api, Francesco Rutelli. Secondo il politico, infatti, «da una parte c'è il rischio di avere in tutti i paesi, compreso il nostro, milioni di immigrati che non possono arrivare e dall'altro di gestire in modo umano e giusto il rapporto all'interno delle famiglie».

m.d.

 

Last Updated ( Tuesday, 16 March 2010 13:28 )  

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