CASTELVOLTURNO - Sopravvivere, trovare un tetto sopra la testa e avere il permesso di soggiorno. Sono questi i problemi che devono ancora affrontare gli immigrati.
Altro che integrazione, mediazione e convivenza. Era stato così, anche venti anni fa per Jerry Essan Masslo e così pure per i sei ghanesi uccisi nel 2008 nella strage di San Gennaro dal gruppo di fuoco guidato dal camorrista Giuseppe Setola e ricordati da un crogiolo di persone lo scorso 18 settembre a Castel Volturno dinanzi alla sartoria"Ob exotic Fashions".
Tra questi, Kwabo Samule faceva il muratore ma lavorava anche come bracciante nelle campagne. Era uno di quei tanti africani che alle prime ore del giorno si fanno trovare alle rotonde di Giugliano e di Villa Literno, in attesa di un "caporale" che gli offra la giornata.
A lavorare nei campi e negli allevamenti bufalini, sono ancora in tanti. Gli indiani allevano le bufale, gli albanesi si occupano della coltura del tabacco, i romeni sono impegnati nel campo dell’ortofrutta e i tunisini sono dediti alla raccolta delle fragole per la maggior parte a Parete e nelle campagne di Villa Literno. Della raccolta stagionale dei pomodori, che si aprirà già fra qualche mese, in genere tra giugno e luglio, continuano ad occuparsene gli africani.
L’orario di lavoro non è imposto da un contratto sindacale ma dalla stanchezza fisica e dal buio della sera. Spesso nelle aziende agricole, circa 17 mila su tutto il territorio della provincia di Caserta, gli ‘extracomunitari’ così come vengono chiamati dalla maggior parte della gente volendo quasi prendere le distanze, ci dormono, ci mangiano e ci vivono 24 ore su 24.
Qualcuno gli mette a disposizione delle casupole con un minimo di comodità, molti però gli dicono di arrangiarsi come meglio credono. Lavorano per 12 ore al giorno intascando al massimo 800 euro al mese. Per chi raccoglie i pomodori il pagamento è stabilito a seconda di quanti cassoni riesci a riempire. Ogni cassone, di 300 chili, viene in genere pagato quattro euro.
E ci sono ragazzi che nonostante il sole cocente e nonostante la debolezza nelle mani e nelle gambe riescono a metterne anche 40 uno dietro l’altro. Se questa è integrazione e soprattutto pari opportunità, allora da rifondare è davvero tutto il valore etico che gira attorno alla persona umana.
Tina Cioffo



