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Castelvolturno determina la spaccatura all’interno della rete antirazzista casertana in relazione alla manifestazione programmata il 13 dicembre a difesa degli immigrati finiti nell’occhio del ciclone durante il blitz delle Forze dell’Ordine all’American Palace.
Lunedì sera, si è tenuto a Caserta un incontro prospettico circa l’opportunità di fare un corteo sulla Domiziana. Nonostante l’iniziativa fosse fortemente propugnata dal Centro Sociale ex canapificio, insieme ad altro soggetti della rete antirazzista di Terra di Lavoro, si sono elevate molte voci di dissenso. Al punto tale che i favorevoli erano praticamente pari ai contrari.
Il punto di equilibrio ovvero il compromesso prospettato suggeriva che si svolgesse la manifestazione anziché a Castelvolturno bensì nel capoluogo della provincia, per evitare di rendere ancor più fragile un equilibrio di suo già precario tra i castellani e la numerosa compagine immigrata locale.
Dura la reazione di Biagio Napolano, neo presidente provinciale dell’Arci, a strappo consumato, causa l’insistenza del Centro Sociale ex Canapificio di Caserta a far tenere la manifestazione nel comune rivierasco: «l’Arci è preoccupata per un eventuale manifestazione da tenersi a Castelvolturno il 13 dicembre. Lavoreremo per disinnescare qualsiasi meccanismo conflittuale pur non partecipando alla manifestazione. Riteniamo che Castelvolturno ha bisogno di un altro tipo di mediazione, di tipo sociale, tra immigrati e autoctoni e l’Arci è impegnato su questo fronte che per noi rappresenta la vera priorità attuale sul Litorale Domizio. Altro che corteo sulla Domiziana».
Anche la CGIL regionale nutre dei dubbi circa la manifestazione. Jamal Qaddorah, dirigente regionale del comparto immigrazione del sindacato è perplesso quanto al rischio di ulteriore esasperazione degli animi già sobbollenti a Castelvolturno: «riteniamo molto grave ciò che è successo all’American Palace e, soprattutto, il fatto che siano stati prelevati immigrati inermi alle fermate dell’autobus mentre si accingevano a andare al lavoro o in cerca di effimere occupazioni alla giornata. Apprezziamo le azioni poste a favore del ripristino della legalità sul territorio, con il contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione. Tuttavia questo non deve giustificare la caccia agli immigrati né tanto meno deve essere politicamente usato come sta avvenendo in questi giorni. Riteniamo che il vero cancro di Castelvolturno è la camorra che va combattuta senza quartiere e senza abbassare la guardia. Dobbiamo lavorare tutti insieme per il senso dell’accoglienza e della convivenza che ha sempre caratterizzato quel territorio e la sua gente. Coloro che cercano di deviare l’attenzione da queste tematiche vanno isolati perché arrecano ulteriori danni al territorio. Domenica scorsa abbiamo tenuto un incontro con l’amministrazione comunale. Detto consesso segna l’inizio di un patto di convivenza e di cittadinanza e su questa strada deve impegnarsi la comunità in tutte le sue articolazioni politiche e culturali perché questo è il percorso della storia. Nell’intento della manifestazione non condividiamo l’opportunità di farla a Castelvolturno, ma crediamo sia piuttosto necessario sensibilizzare la popolazione locale partendo dalla consapevolezza che i castellani non sono mai stati razzisti».
Intanto dopo il duro atto di accusa sferrato dall’ex sindaco Antonio Scalzone nei confronti di Renato Natale, ex sindaco di Casal di Principe e presidente dell’associazione di volontariato Jerry Masslo, un ente impegnato da un ventennio sulle tematiche dell’assistenza socio- sanitaria agli immigrati del Litorale, il medico replica all’esponente azzurro con un eloquente no comment in quanto, dice, non ha «alcuna intenzione di entrare in polemica con il signor Scalzone».
Jean Renè Bilongo



