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Terra di lavoro ha marciato per il futuro

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CASERTA -  “Il razzismo è munnezza e Chiaiano non la vuole !” Sulla rustica pettorina di carta indossata da una partecipante alla manifestazione antirazzista di sabato 04 ottobre a Caserta, la sbeffeggiante parodia tra la condanna senza appello contro le discriminazioni su base razziale e la nuova mega-discarica napoletana sembra voler solo far sorridere.
 
Eppure rappresenta, con la sarcastica tinteggiatura tipica dell’auto-ironia campana, le due nuove emergenze con le quali l’Italia si è maggiormente distinta negli ultimi mesi.
La prima sembra essere soltanto un lontano ricordo mentre la seconda è un incubo più che mai scassa- sonno. Un grave pericolo che ha il sopravvento da nord a sud, uno spettro che pende sopra il capo della Penisola come una spada di Damocle. In agguato. Pronta a colpire.
Anzi, che colpisce già. Sempre di più. Con violenza inaudita. Che colpisce tanto. Che colpisce troppo.  E che potrebbe continuare a colpire, se non viene fatto nulla per neutralizzarla.
 
Accadimenti ricorrenti che mettono l’Italia sul banco degli imputati per “razzismo diffuso” in una sorta di class action extragiudiziaria che vede mobilitate anzitutto loro, le potenziali parti lese: gli immigrati. Regolari e non. Comunitari e extracomunitari.
Uomini e donne. Giovani e meno giovani. Ma anche tutti coloro che non vogliono essere additati come persone che erano a conoscenza dei fatti senza aver fatto nulla, senza aver alzato nemmeno un dito per fermare la premeditata deriva xenofoba. Superfluo ricordare il pestaggio del cinese a Roma, l’omicidio del giovane Abdoul Salam Guibre a Milano o la strage degli africani di Castel Volturno. Tutti accadimenti che hanno come oggetto e bersaglio gli stranieri. Ancora e sempre loro. Stranieri sfigurati con bastonate, trucidati con sprangate, crivellati di pallottole. Episodi di sangue e di violenza gratuita da non sottovalutare.
Orrori che scaturiscono da una pregiudiziale condanna senza appello né attenuanti per quello che è ritenuto un efferato reato, un delitto quotidianamente commesso da oltre 4 milioni di persone in Italia: quello di essere diversi. Somaticamente. Culturalmente.  Religiosamente. 
 
La marea umana presente alla manifestazione del 4 ottobre a Caserta ha voluto gridare forte la sua rabbia: no al razzismo. Una lunga colata di lava umana che Nello Zerillo, figura di spicco dell’associazione antirazzista Neroenonsolo e veterano della lotta per i diritti dei migranti in zona, ha visto come la memorabile mobilitazione del 1989, quando, nelle campagne di Villa Literno, venne barbaramente trucidato il sud africano Jerry Masslo simbolo del riscatto degli ultimi.
Ora come allora, a scendere in piazza, loro: cittadini, associazioni, istituzioni locali. Tantissime sigle: partitiche, sindacali, del volontariato, studentesche, religiose. Un lungo fiume fatto soprattutto da loro: gli immigrati. In maggioranza di color ebano.
Tutti insieme, uniti come anelli di un’unica catena: quella dell’uguaglianza tra gli uomini, esente da ostacoli che la limitino, come recita inequivocabilmente uno dei primi articoli della Legge Fondamentale della Repubblica.  
Gente laboriosa, semplice e mite venuta da tutta la Campania, ma anche da altre regioni italiane, come la delegazione di immigrati ivoriani partiti da Vicenza, o ancora dalla Puglia insieme al Governatore Nichi Vendola. Confluiti nel capoluogo di Terra di Lavoro per esorcizzare il demone “razzismo”, i pregiudizi e le paure. Accomunati dalla premura di cercare pacificamente di disinnescare la bomba sganciata sopra il cielo della nazione da una folle propaganda populista che individua nello straniero la causa di tutti i mali. Mali da espungere con la violenza.  Un ordigno dal potenziale “disaggregativo” terrificante. 
Tre ore di marcia attraverso le strade della città, sotto un cielo capriccioso, in bilico tra la pioggia e lo splendere del sole, come se il tempo esitasse tra disperdere il corteo con un acquazzone o riconoscere alla comunità sociale il beneficio del dubbio, con un sole irraggiante che riscaldi i cuori.
 
A rasserenare i partecipanti saranno i rappresentanti delle istituzioni locali: il Prefetto, il Questore, il Presidente della provincia, tutti premurosi riguardo alle istanze espresse dai manifestanti.
Ma qualcuno lamenta l’assenza del governo. Ma forse non c’era nemmeno bisogno che fosse presente: la manifestazione è stata un bel esercizio di democrazia diretta. A Caserta, si è marciato per il futuro.

JEAN- RENE BILONGO

Hanno detto…


Mamadou Sy, vice presidente Associazione Senegalesi di Caserta: «la manifestazione è stata un successo strepitoso con oltre 20mila partecipanti. Abbiamo voluto dire che anche noi immigrati siamo un pezzo importante della società italiana e il razzismo non ha diritto di cittadinanza né nella nostra provincia, né altrove. Va condannato con forza. Ecco il motivo della nostra presenza. Inoltre, chiediamo al governo e al parlamento di vagliare con la dovuta attenzione la situazione di centinaia di migliaia di lavoratori stranieri condannati allo sfruttamento semplicemente perché sono irregolari. Eppure lavorano, li si vedono tutti i giorni. Per questi nostri amici, chiediamo la regolarizzazione».

Jamal Qaddorah, CGIL Campania: «Abbiamo voluto dire il nostro no al razzismo che serpeggia pericolosamente in Italia oggi. Se non si cambia rotta, soprattutto dal punto di vista culturale,  la situazione potrebbe rivelarsi incontrovertibile. La legge produce cultura e la cultura produce legge. Rivendichiamo la regolarizzazione per i lavoratori immigrati, Chiediamo apertura sui ricongiungimenti familiari nonché la cittadinanza per i bambini nati in Italia. Altro che figli d’immigrati, sono italiani a tutti gli effetti. Infine, chiediamo il diritto di voto amministrativo per gli immigrati per favorire il loro coinvolgimento attivo nelle scelte legislative e programmatiche»

Biagio Napolano, Arci Caserta: «Credo che tutto il dibattito parta dal welfare. Non c’è un autentico welfare che conglobi anche gli immigrati. Occorre un assetto normativo rinnovato. Da qui la questione del restringimento del ricongiungimento familiare. Il razzismo è sempre in agguato. C’è anche quando si va in questura per una pratica che in linea di principio richiede 10 giorni per l’istruttoria, ma s’impegnano mesi perché il funzionario preposto non è in sede. La sfida del contrasto al razzismo interpella ognuno di noi a prendersi le proprie responsabilità».

Manuela Borrelli, Ufficio Immigrati- CGIL Caserta:  «E’ stata una bella manifestazione, con ampi consensi. Ma aldilà della partecipazione che è stata massiccia, il consenso principale è venuto dalle istituzioni che hanno dato ascolto alle richieste di varia natura presentate dagli immigrati. Tutto questo è frutto di quanto avvenuto negli ultimi giorni. Negli ultimi mesi ci sono stati dei passi indietro in senso culturale. La manifestazione del 4 ottobre ci fa confidare che è possibile recuperare quanto perso e, addirittura andare avanti. Questo paese non ha bisogno d’integrazione perché siamo già una realtà multiculturale. Bisogna soltanto riconoscere e ammettere che è così».

Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia: «Gli immigrati hanno preso coscienza della loro condizione. Ora lo devono fare gli italiani. L’Italia non può convivere con la normalità del razzismo. Piuttosto, vanno riconosciuti i diritti di cittadinanza a chi oggi costituisce un pilastro della nostra ricchezza nazionale».

Nello Formisano, parlamentare, coordinatore regionale dell’IdV: «Un'occasione importante per ribellarsi al predominio dei clan e ribadire con forza la necessità di combattere ogni forma di intimidazione verso i più deboli e qualsiasi ingerenza da parte della criminalità organizzata. Una iniziativa che va sostenuta da parte delle istituzioni e della società civile»

Last Updated ( Monday, 08 February 2010 20:37 )  

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